Fattore Famiglia – Il Primo Sportello digitale familiare
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Sani Family

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Rubrica di informazione sanitaria familiare, che raccoglie contenuti chiari e affidabili su tutti gli aspetti della salute in età pediatrica e adulta. Dalle visite dal pediatra ai consulti con gli specialisti, dagli approfondimenti su prevenzione e stili di vita sani ai percorsi di cura nei casi più delicati, la rubrica aiuta i genitori a orientarsi nella gestione quotidiana della salute di tutta la famiglia.

Dolore al polso in gravidanza e dopo il parto: cause e rimedi
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Dolore al polso in gravidanza e dopo il parto: cause e rimedi

Redazione SaniFamily Sani Family 14 Ottobre 2026

Durante la gravidanza e nei primi mesi dopo la nascita, il corpo di una mamma affronta tantissimi cambiamenti. Alcuni sono evidenti, altri molto meno.

Tra i piccoli disturbi di cui si parla poco c'è il dolore al polso e alla mano.

A volte compare già in gravidanza, con formicolio alle dita. Altre volte arriva dopo il parto, quando si comincia a prendere in braccio il bambino e allattarlo.

Sono due dolori con cause diverse: riconoscerli è il primo passo per trovare sollievo.

In breve

✓In gravidanza → spesso è il tunnel carpale

✓Dopo il parto → spesso è la sindrome di De Quervain

✓Tutore giusto + fisioterapia → i due aiuti principali

01Perché in gravidanza fanno male mani e polsi?

Una delle cause più comuni è la sindrome del tunnel carpale.

Negli ultimi mesi aumenta la ritenzione di liquidi: i tessuti si gonfiano (edema), anche al polso.

Qui passa il nervo mediano, in uno spazio stretto: il tunnel carpale. Se i tessuti si gonfiano, il nervo ha meno spazio e compare il fastidio.

Come riconoscerlo

●Formicolio o intorpidimento a pollice, indice e medio

●Fastidio che peggiora di notte o al risveglio

●Mano gonfia o difficoltà ad afferrare oggetti

Da sapere

La buona notizia: spesso migliora da solo dopo il parto, quando il gonfiore si riduce. Nella maggior parte dei casi non serve la chirurgia. A volte però i sintomi durano anche qualche mese.

Cosa fare per alleviare il dolore

●Tutore per il polso, soprattutto di notte: tiene il polso in posizione neutra e riduce la pressione sul nervo.

●Fisioterapia, quando indicata: aiuta a gestire i sintomi.

Importante

Attenzione: non tutti i tutori sono uguali. Serve quello specifico per il problema.

02Dopo il parto: la sindrome di De Quervain

Dopo la nascita può comparire un dolore diverso, sul lato del pollice, vicino al polso.

Potrebbe essere la sindrome di De Quervain: un'infiammazione dei tendini che muovono il pollice.

Pensiamo a quante volte al giorno una mamma:

●solleva il piccolo dalla culla

●lo sostiene durante l'allattamento

●lo sposta da una posizione all'altra

Gesti ripetuti che sollecitano i tendini, soprattutto con polso piegato o pollice molto aperto.

Perché è così frequente nelle neomamme?

Con il primo figlio è normale dover imparare. All'inizio si è un po' impacciate e si usa molta forza di mani e polsi per sentirsi sicure.

Non è solo postura: anche i cambiamenti di gravidanza e post-parto hanno un ruolo.

Come riconoscerla

●Dolore alla base del pollice, sul lato del polso

●Peggiora quando si afferra, si muove il pollice o si solleva il bambino

●Diventano scomodi gesti semplici: aprire un barattolo, usare il telefono

03Le differenze a colpo d'occhio

  Tunnel carpale De Quervain
Quando In gravidanza, ultimi mesi Dopo il parto
Causa Gonfiore che comprime il nervo mediano Tendini del pollice sovraccaricati
Sintomo tipico Formicolio a pollice, indice, medio Dolore alla base del pollice
Peggiora Di notte, al risveglio Afferrando, sollevando il bambino
Tutore Solo polso, in posizione neutra Polso + pollice

04Come tenere in braccio il bambino senza dolore

Prima cosa: capire quali movimenti sovraccaricano la mano. Ecco qualche esempio pratico:

●Allattamento → usa un cuscino per sostenere il bambino, così il peso non grava tutto sulle mani.

●Quando lo sollevi → tieni il polso dritto, allineato all'avambraccio, senza caricare il pollice.

●Cambia presa → anche piccoli cambiamenti nel modo di prenderlo riducono le sollecitazioni.

Tutore e fisioterapia per De Quervain

Serve un tutore che sostenga polso e pollice, limitando per un periodo i movimenti che irritano i tendini. È diverso da quello per il tunnel carpale.

La fisioterapia aiuta a ridurre il dolore, recuperare la funzionalità della mano e gestire meglio i gesti quotidiani.

L'obiettivo non è smettere di prendere in braccio il tuo bambino, ma farlo senza sovraccaricare il polso.

05Quando rivolgersi a un fisioterapista?

Importante

Se il dolore continua, peggiora o rende difficile tenere in braccio il bambino, chiedi una valutazione.

Un fisioterapista esperto in terapia della mano può capire l'origine del disturbo, scegliere il tutore giusto, indicare esercizi e, se serve, indirizzarti a un approfondimento medico.

E se non basta? Esistono altre possibilità terapeutiche, da valutare con lo specialista: ogni caso è diverso.

06Domande frequenti

Il tunnel carpale in gravidanza passa da solo?

Spesso sì: migliora dopo il parto, quando la ritenzione di liquidi diminuisce. A volte però i sintomi durano anche qualche mese.

Posso usare lo stesso tutore per entrambi i problemi?

No. Per il tunnel carpale serve un tutore che tenga il polso in posizione neutra; per De Quervain uno che blocchi polso e pollice.

Formicolio alle dita o dolore al pollice: come capisco cosa ho?

Il formicolio a pollice, indice e medio fa pensare al tunnel carpale. Il dolore alla base del pollice, che peggiora sollevando il bambino, fa pensare a De Quervain. La conferma la dà sempre un professionista.

Devo smettere di prendere in braccio il bambino?

Assolutamente no! Basta imparare posizioni che non sovraccaricano il polso: cuscino per l'allattamento, polso dritto, pollice non troppo aperto.

Serve un intervento chirurgico?

Nella maggior parte dei casi no. Tutore e fisioterapia sono i primi passi; eventuali altre terapie si valutano con lo specialista.

Conosci una mamma con questo problema?

Condividi l'articolo: un piccolo consiglio può fare una grande differenza!

Per approfondire – fonti istituzionali

●Ministero della Salute

●ISSalute – Istituto Superiore di Sanità

●AIFI – Associazione Italiana di Fisioterapia

Questo articolo ha scopo informativo e non sostituisce il parere del medico o del fisioterapista.

Dopo un impianto dentale: cosa aspettarsi nei giorni successivi
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Dopo un impianto dentale: cosa aspettarsi nei giorni successivi

Mariano Aliberti Sani Family 07 Ottobre 2026

Avrò dolore? Mi si gonfierà il viso? Quando potrò tornare alla mia vita di sempre?

Sono le domande che quasi tutti si fanno prima di un impianto dentale. E sono domande legittime: sapere in anticipo cosa può succedere aiuta ad arrivare all'intervento più tranquilli e con aspettative realistiche.

La buona notizia è questa: nella maggior parte dei casi, il decorso dopo un impianto è più semplice e gestibile di quanto si immagini.

Come sempre, parliamo in termini generali: ogni intervento e ogni paziente hanno caratteristiche proprie, e alcune situazioni richiedono indicazioni specifiche.

In breve

✓Il dolore si gestisce di solito con antidolorifici per uno o due giorni.

✓Nei primi giorni sono possibili un po' di gonfiore e un piccolo livido.

✓Meglio sospendere lo sport per almeno 2–3 giorni.

✓Il riferimento resta sempre il proprio odontoiatra.

01Il post-operatorio è davvero così impegnativo?

Non necessariamente.

Come spiega nel video il Dott. Stefano Berni, odontoiatra del Centro Berni, dopo l'inserimento di un impianto possono comparire alcuni effetti normali legati all'intervento, ma in genere si tratta di un post-operatorio gestibile.

Il dolore si controlla di solito con gli antidolorifici, che tendenzialmente servono il giorno dell'intervento e quello successivo.

Da sapere

Intensità e durata del fastidio, naturalmente, variano da persona a persona e in base al tipo di intervento.

02Gonfiore, lividi e sanguinamento: cosa può succedere?

Nei giorni immediatamente successivi è possibile notare:

●Edema – un po' di gonfiore nella zona dell'intervento

●Ecchimosi – un piccolo livido, che si riassorbe con il passare dei giorni

●Sanguinamento – è invece meno frequente

Anche qui vale la stessa regola: sono indicazioni generali, non una regola valida per tutti. Molto dipende dal tipo di intervento e dalla risposta del singolo paziente.

03Si può fare sport dopo un impianto?

Chi si allena abitualmente se lo chiede subito.

Il consiglio

Fermarsi almeno due o tre giorni dopo l'intervento: lo sforzo fisico potrebbe infatti peggiorare il gonfiore. Meglio concedere all'organismo qualche giorno per recuperare.

Per chi è abituato a muoversi può sembrare una rinuncia, ma nella maggior parte dei casi si tratta di una pausa breve.

04In sintesi: cosa mettere in conto

Cosa Quando / quanto
Antidolorifici Il giorno dell'intervento e quello dopo
Gonfiore Possibile nei primi giorni
Livido Eventuale, si riassorbe da solo
Stop sportivo Almeno 2–3 giorni

Importante

Procedure più complesse o condizioni individuali particolari possono richiedere tempi e attenzioni diversi. Per questo il riferimento resta sempre l'odontoiatra che conosce il tuo caso: segui le sue indicazioni e contattalo per qualsiasi dubbio o sintomo che ti preoccupa.

Nella maggior parte dei casi, il decorso dopo un impianto è più semplice e gestibile di quanto si immagini.

La tua esperienza conta

Hai già fatto un impianto dentale? Com'è andato il recupero? Se sei tesserato Fattore Famiglia, accedi all'area riservata del sito e lascia un commento sotto questo articolo: il tuo racconto può aiutare un'altra famiglia ad affrontare l'intervento con più serenità.

Le informazioni contenute in questo articolo hanno carattere divulgativo e non sostituiscono il parere del proprio medico o odontoiatra.

Dolce come premio ai bambini: perchè può essere un errore
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Dolce come premio ai bambini: perchè può essere un errore

Mariano Aliberti Sani Family 29 Settembre 2026

«Se finisci tutto quello che hai nel piatto, dopo puoi mangiare il dolce.» È una frase che capita di pronunciare quasi in automatico. Il bambino non vuole più mangiare, nel piatto è rimasto qualcosa e il dessert diventa un modo semplice per strappargli ancora qualche boccone.

Ma usare il dolce come premio può avere un effetto diverso da quello che immaginiamo. Non che una frase detta una volta possa compromettere il suo rapporto con il cibo: il punto è capire cosa succede quando questo meccanismo diventa un'abitudine.

In breve

✓Usare il dolce come premio può aumentarne il valore e rendere meno gradito il resto del piatto.

✓Chiedere di finire tutto distoglie il bambino dai segnali di fame e sazietà.

✓Meglio incoraggiare senza forzare: porzioni adeguate, varietà, nessuna trattativa.

✓Il dolce non è vietato: va solo separato dalla "prestazione" a tavola.

01Il dolce come premio: dove sta il problema

Quando diciamo «mangia le verdure e poi avrai il dolce», senza volerlo attribuiamo ai due alimenti un valore molto diverso. Da una parte c'è qualcosa che il bambino deve mangiare per ottenere un risultato; dall'altra, qualcosa di più desiderabile, che rappresenta il premio.

La ricerca sulle pratiche alimentari familiari suggerisce che usare abitualmente cibi molto graditi come ricompensa può aumentarne il valore agli occhi del bambino e, allo stesso tempo, rendere meno piacevole il cibo da mangiare per ottenerli. In altre parole, rischiamo di comunicare involontariamente:

«Questo lo devi mangiare. Quello, invece, è il cibo che vale la pena aspettare.»

02«Finisci tutto». E se fosse già sazio?

C'è poi un secondo aspetto. Chiedere sistematicamente a un bambino di svuotare il piatto può distogliere la sua attenzione dai segnali che arrivano dal corpo: ho ancora fame o sono sazio?

L'Organizzazione Mondiale della Sanità indica tra i principi della responsive feeding, l'alimentazione responsiva, proprio il riconoscimento dei segnali di fame e sazietà: l'adulto può incoraggiare il bambino a mangiare, ma senza forzarlo.

Questo non significa lasciargli ogni decisione sull'alimentazione. Significa distinguere tra accompagnarlo durante il pasto e usare pressioni, premi o negoziazioni per stabilire quanto debba mangiare.

03Quando il pasto diventa una trattativa

«Ancora tre bocconi.» «Due.» «Va bene, due, ma poi mangi anche la carota.» «E dopo posso avere il dolce?»

È una scena familiare a molti genitori. Quando però si ripete, il pasto rischia di trasformarsi in una negoziazione: il bambino mangia un alimento non perché ha fame o perché sta imparando a conoscerlo, ma per ottenere qualcos'altro.

Gli studi sulle cosiddette pratiche alimentari non responsive mostrano associazioni tra pressione a mangiare, uso del cibo come ricompensa e alcuni comportamenti alimentari meno favorevoli. Il problema, ovviamente, non è il singolo dessert promesso una sera. È il modello educativo che si instaura quando il cibo diventa abitualmente premio, consolazione o merce di scambio.

04Se non vuole finire il piatto

L'obiettivo non è trovare un "trucco alternativo" per fargli comunque svuotare il piatto. Può essere più utile chiedersi perché non vuole continuare. Potrebbe essere sazio. La porzione potrebbe essere troppo abbondante. Potrebbe non gradire ancora un certo alimento, oppure attraversare una fase in cui è più selettivo. Anche il rifiuto di un cibo non deve per forza diventare uno scontro. L'OMS suggerisce un approccio paziente: incoraggiare senza forzare e, in caso di rifiuto, sperimentare combinazioni e modalità diverse.

05Le alternative al "ricatto del dolce"

Si può provare a cambiare domanda: non più «come faccio a fargli mangiare tutto?», ma «come posso aiutarlo a costruire, poco alla volta, un buon rapporto con il cibo?». In concreto può aiutare:

●proporre porzioni adeguate, lasciando la possibilità di chiederne ancora;

●rispettare i segnali di fame e sazietà;

●continuare a proporre varietà, senza trasformare ogni rifiuto in una battaglia;

●non dare al dolce il ruolo fisso di premio per aver mangiato "bene";

●vivere il pasto come un momento condiviso, non come una prova da superare.

Sono principi coerenti con l'alimentazione responsiva, che mette al centro l'interazione tra adulto e bambino e la progressiva capacità del piccolo di riconoscere e regolare i propri segnali.

06E il dolce, allora?

Il messaggio non è «il dolce è vietato». Anzi, farlo diventare il cibo eccezionale, proibito o da conquistare rischia di aumentarne ancora il valore simbolico.

Il punto è separarlo dalla "prestazione" del bambino a tavola. Il dessert non deve diventare la ricompensa per aver finito le verdure, così come il cibo in generale non ha bisogno di essere usato per premiare un comportamento. In questo modo aiutiamo il bambino a conoscere alimenti diversi senza dividerli, nella sua esperienza quotidiana, tra quelli che deve mangiare e quelli che si merita.

07Il video

Nel video, la Dott.ssa Anna Fervari parte proprio da questa situazione così comune nelle famiglie: il dolce usato come leva per far finire il pasto. Spiega perché questo piccolo ricatto può diventare controproducente e offre alcuni spunti per gestire il momento del pasto senza trasformare il dessert in un premio da conquistare.

Perché educare all'alimentazione non significa soltanto scegliere cosa mettere nel piatto: significa aiutare il bambino, giorno dopo giorno, a costruire il proprio rapporto con il cibo.

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Merenda per bambini e ragazzi: cosa scegliere e come variarla
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Merenda per bambini e ragazzi: cosa scegliere e come variarla

Redazione SaniFamily - Centro Berni Sani Family 23 Settembre 2026
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La merenda non deve essere sempre uguale e non esiste una formula perfetta. Può cambiare in base alla giornata, all'età, agli impegni e soprattutto alla fame .

Ci sono giorni in cui un bambino arriva a metà mattina affamato e altri in cui gli basta poco. È normale: anche l'appetito varia da un giorno all'altro. Più che cercare la merenda ideale, conviene imparare a variare e adattare le proposte a ciò che il bambino farà nelle ore successive.

In breve

✓La merenda è uno spuntino, non un pasto: accompagna fino al pasto successivo.

✓A metà mattina meglio qualcosa di leggero; il pomeriggio può essere più sostanziosa.

✓Con lo sport conta quanto manca all'allenamento.

✓Variare le proposte evita la noia e amplia i gusti.

Le 5 regole d'oro

# Regola Perché conta
1 La merenda è uno spuntino, non un pasto Non deve "coprire" tutto, deve solo accompagnare fino al pasto successivo
2 Ascolta la fame La quantità può cambiare di giorno in giorno
3 Guarda l'orologio Mattina e pomeriggio hanno esigenze diverse
4 Considera lo sport Conta quanto manca all'allenamento
5 Varia Alternare le proposte evita la noia e amplia i gusti

01La merenda non è un pasto principale

La merenda è uno spuntino tra i pasti principali. Non serve che contenga ogni volta tutte le componenti di un pranzo o di una cena.

●L'obiettivo: rispondere alla fame del bambino

●senza appesantirlo

●senza togliergli l'appetito per il pasto successivo

Quanto deve essere? Come riferimento generale, per lo spuntino di metà mattina le indicazioni ministeriali sulla ristorazione scolastica prevedono un apporto pari all'8–10% del fabbisogno energetico giornaliero, così da sostenere concentrazione e attenzione e far arrivare il bambino al pranzo con il giusto appetito, senza appesantire la digestione; lo stesso criterio vale per la merenda del pomeriggio. La Legge per Tutti

●In pratica: una quantità "da spuntino", modulabile secondo l'appetito del giorno.

02Merenda a scuola vs merenda del pomeriggio

Il momento in cui si mangia fa la differenza.

Metà mattina (a scuola)

●Deve permettere di arrivare al pranzo senza appesantire

●Il bambino deve continuare a seguire le lezioni

●Tra poche ore mangerà di nuovo

Esempi pratici:

●Un frutto di stagione (mela, pera, mandarini, uva)

●Uno yogurt bianco con un po' di frutta

●Una fetta di pane con un velo di marmellata

●Qualche cracker o grissino con un frutto piccolo

●Bastoncini di carota o finocchio (ottimi per chi li gradisce!)

Pomeriggio (a casa)

●Il tempo tra pranzo e cena è più lungo

●Possono esserci sport, compiti, attività

Esempi pratici:

●Piccolo panino con prosciutto crudo o cotto, o con formaggio

●Pane e olio extravergine con pomodoro (la classica merenda "di una volta")

●Latte o yogurt con fiocchi di cereali

●Frutta + una manciata di frutta secca (noci, mandorle — adatta all'età)*

●Una fetta di torta fatta in casa semplice (es. ciambellone allo yogurt)

●Pane con un velo di crema spalmabile o cioccolato fondente (occasionale)

* Per i più piccoli, la frutta secca intera può essere un rischio di soffocamento: meglio tritata o in crema.

●Tabella riassuntiva

  Metà mattina Pomeriggio
Durata fino al pasto successivo Breve Più lunga
Quantità Leggera Può essere un po' più sostanziosa
Cosa considerare Lezioni, pranzo vicino Sport, attività, cena lontana
Esempio tipo Frutto o yogurt Panino piccolo o latte e cereali

03E se nel pomeriggio c'è sport?

Qui entra in gioco una domanda chiave: quanto manca all'allenamento?

●Mangiare subito prima può rendere la digestione più impegnativa

●Arrivare all'attività dopo molte ore a digiuno non è l'ideale

●Esempi orientativi in base al tempo disponibile

Tempo prima dello sport Cosa può andare bene
2–3 ore prima Una merenda più completa: piccolo panino, pane e marmellata + yogurt
Circa 1 ora prima Qualcosa di leggero e digeribile: un frutto, qualche cracker, una banana
Pochi minuti prima Meglio poco o niente; al massimo un frutto piccolo
Dopo l'allenamento Acqua per reidratarsi e, se c'è fame e la cena è lontana, yogurt o latte con un frutto

●Non dimenticare l'acqua, prima, durante e dopo l'attività.

●Nessuna merenda è universale: tipo di sport, organizzazione della giornata e caratteristiche del singolo bambino o ragazzo aiutano a capire la soluzione migliore.

04Idee per variare durante la settimana

Un esempio di rotazione settimanale (pomeriggio senza sport):

Giorno Merenda
Lunedì Mela + qualche grissino
Martedì Yogurt bianco con frutti di bosco
Mercoledì Panino piccolo con prosciutto cotto
Giovedì Pane, olio e pomodoro
Venerdì Fetta di torta fatta in casa + latte
Sabato Frullato di latte e banana
Domenica Merenda "libera" in famiglia (anche un gelato!)

●Trucchi pratici per i genitori:

●Tenete in casa 3–4 alternative pronte tra cui scegliere

●Coinvolgete i bambini nella scelta e nella preparazione

●Puntate sulla frutta di stagione: costa meno ed è più buona

●Per gli snack confezionati, leggete l'etichetta: ingredienti e valori nutrizionali sono obbligatori per legge

●Evitate di usare la merenda come premio o punizione

05I consigli della nutrizionista

Nel video, la dott.ssa Anna Fervari, nutrizionista, spiega come orientarsi nella scelta della merenda per bambini e ragazzi:

●la differenza tra spuntino di metà mattina e merenda del pomeriggio

●come comportarsi nei giorni con attività sportiva

●idee pratiche per variare ed evitare di proporre sempre le stesse cose

06Variare, senza trasformare la merenda in un problema

Preparare una buona merenda non significa trovare la combinazione perfetta da ripetere ogni giorno. Significa:

●avere a disposizione alternative diverse

●osservare quanta fame ha il bambino

●considerare il momento della giornata, il pasto successivo e l'eventuale attività fisica

●Anche attraverso uno spuntino semplice possiamo aiutare bambini e ragazzi a sviluppare, poco alla volta, un rapporto più consapevole con la fame e con le proprie esigenze.

Importante

Le indicazioni di questo articolo sono di carattere generale. Per bambini con allergie, intolleranze o esigenze particolari, confrontatevi con il pediatra o con un nutrizionista.

07Fonti istituzionali e norme di riferimento

●Ministero della Salute – Linee di indirizzo nazionale per la ristorazione scolastica (Intesa Stato-Regioni, 2010)

●Ministero della Salute – Linee di indirizzo nazionale per la ristorazione ospedaliera, assistenziale e scolastica (2021)

●CREA – Centro di ricerca Alimenti e Nutrizione – Linee guida per una sana alimentazione, revisione 2018

●Istituto Superiore di Sanità – EpiCentro – Linee guida per una sana alimentazione CREA 2018

●Istituto Superiore di Sanità – OKkio alla Salute, sorveglianza nutrizionale dei bambini

●SINU – LARN, Livelli di Assunzione di Riferimento di Nutrienti ed energia (IV revisione)

●Unione Europea – Regolamento (UE) n. 1169/2011 sull'informazione alimentare ai consumatori (etichettatura)

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https://youtube.com/shorts/3FLL0tFbeYw
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Cosa mangiare prima e dopo lo sport? Alimentazione e allenamento tra i 15 e i 18 anni

Mariano Aliberti Sani Family 15 Settembre 2026

Tra scuola, studio, amici e allenamenti, le giornate di un ragazzo che pratica sport possono essere piuttosto intense. E quando l'attività fisica si inserisce in pomeriggi già pieni, organizzare bene cosa e quando mangiare prima e dopo lo sport non è sempre così semplice.

La merenda fatta di corsa appena usciti da scuola, l'allenamento che inizia poco dopo, la fame al rientro a casa oppure, al contrario, una cena troppo vicina all'attività fisica: sono situazioni molto comuni.

Eppure, tra i 15 e i 18 anni, alimentazione e sport meritano un'attenzione particolare. Il corpo non deve soltanto sostenere l'attività fisica e recuperare dopo l'allenamento: si trova ancora in una fase di crescita e sviluppo.

Come organizzarsi, quindi, senza trasformare l'alimentazione in un complicato programma da seguire ogni giorno?

Nel video il dott. Giorgio Malvicini, nutrizionista, spiega come gestire l'alimentazione prima e dopo l'attività sportiva tra i 15 e i 18 anni e quali aspetti considerare per adattarla al tipo di allenamento e alle esigenze del singolo ragazzo.

In breve

✓Tra i 15 e i 18 anni l'alimentazione deve sostenere sport e crescita insieme.

✓Prima dello sport: cibi leggeri e digeribili, in base al tempo disponibile.

✓Dopo l'allenamento il recupero può farlo la cena o uno spuntino, secondo gli orari.

✓Acqua sempre; integratori solo se necessari e con un professionista.

01Alimentazione e sport nell'adolescenza: perché è importante trovare il giusto equilibrio

Quando parliamo di un adolescente che fa sport, non possiamo ragionare esattamente come faremmo per un adulto.

Tra i 15 e i 18 anni l'organismo sta ancora crescendo e ha bisogno di energia e nutrienti non solo per affrontare l'allenamento, ma anche per sostenere le normali esigenze legate allo sviluppo.

Per questo l'obiettivo non dovrebbe essere semplicemente chiedersi "qual è il cibo migliore prima dello sport?", ma guardare all'alimentazione dell'intera giornata.

Colazione, pranzo, merenda, cena e gli eventuali spuntini devono trovare un equilibrio che tenga conto degli orari scolastici, dell'allenamento, della sua durata e intensità e delle caratteristiche individuali.

02Cosa mangiare prima dello sport?

Uno dei dubbi più frequenti riguarda proprio il pasto o lo spuntino che precede l'allenamento.

In questa fase l'obiettivo è arrivare all'attività fisica con l'energia necessaria, senza però sentirsi appesantiti durante lo sforzo.

E qui l'orario fa una grande differenza.

Un ragazzo che pranza e si allena diverse ore dopo avrà esigenze diverse da chi esce da scuola e ha pochissimo tempo prima di entrare in palestra o scendere in campo. Anche quantità e composizione dello spuntino devono quindi essere valutate in funzione del tempo disponibile prima dell'attività.

In generale, avvicinandosi all'allenamento è preferibile orientarsi verso alimenti facilmente digeribili, evitando pasti particolarmente abbondanti o ricchi di grassi immediatamente prima dell'attività.

Ma non esiste una "merenda dello sportivo" perfetta per tutti: tipo di sport, durata, intensità e orario dell'allenamento cambiano le esigenze.

03Il problema della merenda quando si esce da scuola

È probabilmente una delle situazioni più comuni: scuola fino al pomeriggio, magari pranzo consumato fuori casa, ritorno veloce e poco dopo allenamento.

In giornate del genere è facile che la merenda venga improvvisata oppure saltata completamente.

La soluzione può essere molto più semplice: pensarci prima.

Sapere in quali giorni ci sarà allenamento permette di organizzare uno spuntino pratico da portare con sé e, soprattutto, adeguato al tempo che separa la fine della scuola dall'inizio dell'attività fisica.

Questo aiuta anche il ragazzo a diventare progressivamente più autonomo nella gestione della propria alimentazione: non seguire semplicemente una serie di regole imposte dagli adulti, ma imparare a capire come cambia ciò di cui ha bisogno nelle diverse giornate.

04E dopo l'allenamento? Il recupero comincia anche a tavola

Finito lo sport, cambia l'obiettivo.

Dopo l'attività fisica l'organismo deve recuperare dall'energia utilizzata durante lo sforzo e fornire ai muscoli ciò di cui hanno bisogno per i processi di recupero.

Anche qui, però, prima di pensare automaticamente a uno spuntino bisogna guardare l'orologio.

Quanto manca al pasto successivo?

Se l'allenamento termina poco prima di cena, può essere proprio la cena a svolgere il ruolo di pasto di recupero, purché sia completa ed equilibrata. Se invece passerà molto più tempo prima del pasto, può essere utile prevedere uno spuntino.

L'organizzazione deve quindi adattarsi alla giornata reale del ragazzo, non il contrario.

05Carboidrati e proteine: perché servono entrambi?

Quando si parla di alimentazione sportiva, soprattutto tra gli adolescenti, è facile concentrarsi sulle proteine. In realtà, anche i carboidrati hanno un ruolo fondamentale, perché rappresentano un'importante fonte di energia per l'attività fisica.

Le proteine partecipano invece, tra le altre funzioni, alla crescita e al mantenimento dei tessuti e ai processi di recupero muscolare.

Una dieta varia ed equilibrata permette generalmente di introdurre entrambi attraverso gli alimenti comuni, distribuendoli nell'arco della giornata.

Per un ragazzo che pratica sport, quindi, mangiare bene non significa semplicemente "mangiare più proteine": significa avere un'alimentazione complessivamente adeguata al proprio fabbisogno e al livello di attività svolto.

06Anche l'idratazione fa parte dell'alimentazione sportiva

C'è poi un aspetto molto semplice che può essere facilmente sottovalutato: bere.

Arrivare all'allenamento già ben idratati è importante tanto quanto bere durante e dopo l'attività, soprattutto quando si pratica sport in ambienti caldi o si suda molto.

Anche in questo caso, però, non esiste una quantità identica per tutti: durata e intensità dell'allenamento, temperatura, sudorazione e caratteristiche individuali modificano il fabbisogno.

L'acqua rimane il riferimento principale nella normale attività sportiva; l'eventuale necessità di bevande specifiche o strategie di reintegro deve essere valutata in relazione al tipo di attività e alle esigenze individuali.

07Integratori e prodotti "per sportivi": servono davvero a 15-18 anni?

Barrette proteiche, polveri, bevande sportive e integratori sono ormai molto presenti anche nel mondo degli adolescenti, spesso anche per influenza dei social e dell'ambiente sportivo.

Ma "pensato per lo sport" non significa automaticamente necessario.

Prima di aggiungere integratori o prodotti specifici, è molto più importante verificare che l'alimentazione quotidiana sia adeguata. Nell'adolescenza, inoltre, l'uso di eventuali supplementi non dovrebbe essere deciso autonomamente sulla base dei consigli trovati online o di ciò che utilizzano amici e compagni di allenamento.

Se esistono esigenze particolari, è opportuno valutarle con un professionista.

08Non esiste la stessa alimentazione per tutti gli adolescenti che fanno sport

Un ragazzo che si allena due volte alla settimana non ha necessariamente le stesse esigenze di chi pratica attività agonistica quasi ogni giorno.

Allo stesso modo cambiano lo sport praticato, gli orari, la durata degli allenamenti, la composizione corporea, la fase di crescita e le abitudini alimentari.

Per questo le indicazioni generali sono utili per comprendere come ragionare, ma non dovrebbero trasformarsi in uno schema identico per tutti.

L'obiettivo è trovare un'alimentazione che riesca a sostenere contemporaneamente crescita, vita quotidiana, scuola e attività sportiva, senza rendere il cibo un'ulteriore complicazione in giornate che sono già piuttosto piene.

E forse è proprio questo il punto più utile da trasmettere anche ai ragazzi: mangiare in modo adatto allo sport non significa seguire una dieta "da atleta", ma imparare a conoscere meglio le esigenze del proprio corpo e organizzarsi di conseguenza.

In sintesi

●Guarda all'alimentazione di tutta la giornata, non solo al pre-gara

●Prima dello sport: cibi leggeri e digeribili, adattati al tempo disponibile

●Dopo lo sport: recupero con cena o spuntino, in base agli orari

●Carboidrati e proteine servono entrambi, non solo le proteine

●L'idratazione conta quanto il cibo

●Integratori solo se davvero necessari, meglio con un professionista

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Le informazioni contenute in questo articolo hanno carattere divulgativo e non sostituiscono il parere del medico o di altri professionisti sanitari.

Cosa mangiamo stasera? Come organizzare il menù settimanale quando i bambini pranzano a scuola
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Cosa mangiamo stasera? Come organizzare il menù settimanale quando i bambini pranzano a scuola

Mariano Aliberti Sani Family 08 Settembre 2026
  • #sanifamily #salutegenitoriefigli #salute
  • #menuscolastico

Settembre riporta con sé orari, scuola, attività, lavoro e quella domanda che, prima o poi, arriva praticamente ogni giorno: "Cosa mangiamo stasera?"

Quando i bambini pranzano a scuola, organizzare i pasti della settimana non significa semplicemente decidere sette cene. Significa guardare anche a ciò che hanno mangiato a pranzo, cercare di variare gli alimenti durante la settimana e, allo stesso tempo, trovare soluzioni che funzionino davvero per tutta la famiglia.

Sembra un altro impegno da aggiungere alla lista? In realtà, un menù familiare settimanale può fare esattamente il contrario: togliere un po' di fatica dalle giornate. Non deve essere perfetto né rigidissimo. Deve semplicemente aiutarci a sapere, almeno a grandi linee, dove stiamo andando.

Nel video, la dott.ssa Anna Fervari, nutrizionista, ci spiega come organizzare il menù settimanale partendo dai pasti consumati a scuola e come trasformare la pianificazione in uno strumento semplice per mangiare in modo più vario e gestire meglio i pasti di tutta la famiglia.

In breve

✓Il punto di partenza è il menù della mensa: le cene completano e variano i pranzi a scuola.

✓Anche il weekend fa parte della settimana e aiuta a recuperare varietà.

✓Pianificare fa risparmiare tempo, denaro e cibo.

✓Il menù deve semplificare la vita: flessibile e, se possibile, uguale per tutta la famiglia.

01Perché partire dal menù scolastico?

Quando un bambino pranza a scuola, il punto di partenza per organizzare l'alimentazione familiare è proprio il menù della mensa.

Averlo a disposizione permette di vedere in anticipo cosa mangerà durante la settimana e di scegliere le cene di conseguenza, evitando di proporre sempre gli stessi alimenti e favorendo una maggiore varietà.

Se, per esempio, sappiamo che a pranzo è già previsto un determinato secondo piatto, a cena possiamo orientarci verso un'alternativa. Non si tratta di fare complicati calcoli nutrizionali a ogni pasto, ma di guardare la settimana nel suo insieme.

Ed è proprio questo cambio di prospettiva che può rendere tutto più semplice.

02Come costruire le cene partendo dal menù della scuola

Il primo passo è molto pratico: recuperare il menù della mensa e tenerlo a portata di mano quando si pianifica la settimana.

A quel punto possiamo chiederci: come posso completare e variare quello che mio figlio mangia durante la giornata e durante la settimana?

●Alternare le fonti proteiche

●Variare cereali, verdure e contorni

●Approfittare della cena per proporre alimenti che compaiono meno spesso nei pranzi scolastici

Questo non significa, però, preparare una cena diversa per ogni componente della famiglia. Al contrario, quando possibile, un unico menù familiare adattato alle diverse età ed esigenze rende l'organizzazione molto più sostenibile e permette ai bambini di condividere gli stessi alimenti e lo stesso momento a tavola con gli adulti.

03E nel weekend? Sabato e domenica fanno parte della settimana

Quando si pensa all'organizzazione dei pasti è facile concentrarsi dal lunedì al venerdì e lasciare completamente fuori il fine settimana.

Invece, sabato e domenica possono essere utilissimi per completare la varietà della settimana. Se alcuni alimenti sono comparsi poco nei giorni precedenti, il weekend offre più libertà per recuperarli. Ed è spesso il momento in cui si ha più tempo per cucinare qualcosa di diverso, mangiare tutti insieme o preparare in anticipo qualche base utile per i giorni successivi.

Naturalmente senza trasformare il sabato e la domenica in un esercizio di compensazione: un'alimentazione equilibrata lascia spazio anche alla convivialità, alle occasioni speciali e ai piatti che semplicemente ci piacciono.

04Il menù settimanale non serve solo a mangiare in modo più vario

C'è poi un vantaggio molto concreto, che con la nutrizione sembra avere poco a che fare ma nella vita quotidiana conta moltissimo: sapere in anticipo cosa cucineremo ci fa risparmiare tempo.

●Lista della spesa più precisa: si compra ciò che serve in una volta sola, riducendo le continue corse al supermercato perché "manca sempre qualcosa"

●Meno sprechi: il cespo di insalata dimenticato in fondo al frigorifero o l'ingrediente comprato con le migliori intenzioni e mai usato diventano molto meno frequenti

●Tempo risparmiato ogni sera

Il risultato è un'organizzazione che può farci risparmiare tempo, denaro e cibo.

05Come creare un menù settimanale senza renderlo un altro impegno

Qui c'è forse il punto più importante: il menù deve semplificare la vita, non diventare un'altra cosa da fare perfettamente.

Non è necessario stabilire con precisione assoluta cosa mangeremo a ogni singolo pasto né sentirci "fuori programma" se un martedì sera cambiano i piani. Può bastare decidere in anticipo le principali cene della settimana, tenendo conto dei pranzi scolastici, e acquistare gli ingredienti necessari.

Anzi, un po' di flessibilità è utile: scambiare la cena del martedì con quella del giovedì, utilizzare prima un alimento che sta per scadere, cambiare programma perché quella sera abbiamo meno tempo del previsto.

Pianificare non significa essere rigidi. Significa avere una traccia che ci evita di dover ripartire da zero ogni sera.

06Un solo menù può andare bene per tutta la famiglia?

In linea generale, condividere gli stessi pasti è un ottimo punto di partenza, tenendo naturalmente conto dell'età dei bambini e di eventuali esigenze specifiche dei singoli componenti della famiglia.

L'obiettivo non dovrebbe essere trasformare la cucina di casa in un ristorante in cui ognuno ordina qualcosa di diverso.

Costruire una base comune permette di mangiare insieme, offrire varietà ai bambini e rendere molto più semplice la gestione quotidiana, adattando quando necessario quantità, consistenze o alcuni elementi del pasto.

Se sono presenti allergie, intolleranze, patologie o necessità nutrizionali particolari, l'organizzazione deve essere personalizzata con il supporto del professionista di riferimento.

07Da dove iniziare per organizzare il menù della settimana

Non serve partire da un foglio perfettamente compilato con colazione, pranzo, merenda e cena per sette giorni. Per la prima settimana può bastare molto meno:

●Prendere il menù della scuola

●Guardare i cinque pranzi già programmati

●Scegliere le cene cercando di variare il più possibile

●Aggiungere i pasti del weekend

●Preparare la lista della spesa

Con il tempo diventa sempre più naturale. Si possono anche conservare alcune settimane già organizzate e riutilizzarle, modificandole in base alla stagione, agli impegni e a quello che piace alla famiglia.

08Il vero vantaggio

Alla fine, il vero vantaggio del menù settimanale non è avere tutto sotto controllo.

È doverci pensare una volta sola, invece che sette sere su sette.

E riuscire, così, a portare in tavola un'alimentazione varia ed equilibrata che sia compatibile con la cosa più importante: la vita reale della propria famiglia.

Articolo realizzato nell'ambito dell'Area Benessere in Tavola di Fattore Famiglia APS, con la collaborazione della dott.ssa Anna Fervari, Biologa Nutrizionista.

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